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martedì 10 novembre 2015
Michela Murgia e la vita, vera, di Chirù Casti
Oggi esce il nuovo libro di Michela Murgia, Chirù. Non è però del libro in sé che voglio parlare, anche perché non avendolo letto avrei troppo poco da dire. Nonostante in tanti abbiano ormai fatto propria l'insana abitudine di dar fiato alla bocca senza cognizione di causa, a me questa filosofia non piace.
Posso però parlare di ciò che penso dell'idea che ha avuto Michela. La scrittrice, nel periodo precedente l'uscita del suo ultimo lavoro, ha voluto rendere reale il personaggio che aveva partorito su carta.
Chirù è così uscito dalle pagine del manoscritto sotto forma di un bravo attore e regista, Nicolò Polesello, ed è andato in giro per tutta Cagliari, presentando concerti di musica classica in diversi locali della città.
Chirù-personaggio è un violinista. Nicolò non lo è, ma altri hanno suonato al suo posto, per chiunque volesse ascoltare.
Mi è capitato di essere presente ad una delle serate con Chirù, all"Enò". Sono rimasta affascinata dal pianoforte suonato per strada e ammaliata dal vibrare del violino che ti entra dentro. E' meraviglioso ricordarsi dell'esistenza del bello in ogni sua forma. Anche con pochi mezzi la musica buona arriva, unendo, riconciliando con il mondo e rigenerando chi l'ascolta.
E le voci del bel canto non sono certo da meno degli strumenti. Ricordo in particolare il pezzo eseguito dal soprano Elena Schirru, che in quell'occasione ha interpretato alla perfezione gli stati d'animo contrastanti di una donna che scelse di rincorrere il piacere effimero della ricchezza a scapito dell'amore.
Uno spettacolo non da poco, soprattutto se si tiene conto dell'obiettivo di chi l'ha organizzato. Non si può non apprezzare il modo in cui la scrittrice sarda abbia voluto dar vita al vero sogno segreto di tanti lettori, ossia quello di incontrare i protagonisti dei libri in carne ed ossa mentre si cammina lungo una qualsiasi strada del mondo. Davvero un bel regalo.
lunedì 9 febbraio 2015
Perché leggo?
Oggi su twitter si parla di libri.
Hashtag #ioleggoperché.
Questa riflessione parte da un hashtag, ma io cominciai a leggere quando ancora Internet non andava di moda.
Ho preso i primi libri in mano a metà degli anni '80. Nessuno, allora, si sarebbe mai sognato di passare tanto tempo davanti a uno schermo. I bambini non erano sommersi dai giocattoli ma per lo più li inventavano.
Giocavano ancora per strada, persino, senza paura di essere stalkerizzati da pedofili. I pedofili esistevano già, per carità, ma non esistevano queste fobie che oggi rendono ogni mamma una misantropa.
C'era più tempo libero per mettere in moto il cervello. Non so come, a parte i libri da studiare a scuola, scoprii i libri veri. Feci una tessera alla biblioteca comunale che ancora ricordo l'emozione di averla. Avrò letto tutti i libri di narrativa per ragazzi disponibili.
Non parlavo molto di questa mia passione. Leggevo e basta. Ne parlavo talmente poco che i miei genitori non si accorsero che leggere mi piacesse davvero. Forse pensavano che leggessi perché non avevo abbastanza nuovi giochi che mi prendessero, così per Natale continuavano a regalarmi giocattoli anziché libri, alimentando la delusione e allontanando il sogno di avere una libreria enorme tutta per me.
Leggere non mi piaceva perché non avevo nient'altro da fare! Mi piaceva davvero e mi piace ancora.
Ogni libro è un universo a parte, e la cosa eccezionale è che a nessuno è vietato l'ingresso.
Non ci sono frontiere o confini invalicabili. Non vi è nazionalità che vieti la comprensione della cultura descritta nel libro.
Leggere fa sentire liberi, e può farci diventare ciò che vogliamo. Toglie bende, scardina preconcetti, permette di viaggiare da fermi, fa ridere, fa piangere, permette di entrare nelle emozioni altrui, di sbirciare, interpretare, rubare e fare nostro ciò che prima non ci apparteneva.
Un libro è un momentaneo distacco dalla realtà che dura fin quando vuoi, perché quando finisci un libro, puoi iniziarne un altro. Se ti è piaciuto puoi ricordarlo, rileggerlo e raccontarlo. Se non ti è piaciuto puoi rimuoverlo, criticarlo o defenestrarlo.
Non c'è limite. Aprire un libro è aprire la propria mente, talvolta scoperchiarla e resettarla.
Ecco perché IO LEGGO.
mercoledì 21 gennaio 2015
Leggete Saltatempo di Stefano Benni
Quando mi piace davvero qualcosa ho l’irrefrenabile desiderio di comunicarlo a più persone possibile. Dato che all’epoca in cui lessi il libro non tenevo nessun blog, voglio farlo ora.
Un errore di questi tempi è sottovalutare l’importanza della lettura. Non sarà la prima volta che qualcuno lo dice o lo scrive. Sono parole scontate ma io trovo che leggere sia una faccenda seria. A seconda di quello che leggi puoi cambiare modo di pensare su un argomento, o addirittura cambiare la propria visione della vita o l’angolazione da cui guardare il mondo.
I libri di Benni hanno esercitato questo potere su di me.
Benni è stato in grado di seminare il germe della follia nella mia anima.
E non pensate che ciò sia negativo o che debba trasformarvi in ciò che prima non eravate. Resterete voi, ma con la consapevolezza che, solo volendolo, si possano fare molte più cose in questo mondo.
Innanzitutto, se non si accetta passivamente tutto, si può provare a cambiare la realtà o almeno una sua piccola porzione. Si possono aprire brecce, spiragli in qualcosa che prima sembrava buio e soffocante.
Si può far circolare aria nuova con i nostri passi.
Ma dobbiamo prima di tutto essere noi, ed esserlo fortemente.
La forza rivoluzionaria delle idee, la ribellione al sistema che vuole omologarci, i progetti insani dei potenti, la necessità di tenere vivo e in salute il nostro Pianeta, la complessità dell’animo umano e delle relazioni tra gli uomini e tra gli uomini e il mondo, sono temi che scaturiscono dalla penna di Benni e invadono la realtà.
Trovo che ci sia qualcosa di sorprendentemente magico in questo.
E’ magico il fatto che ogni volta che leggo un suo libro, nel guazzabuglio delle storie e dei personaggi trovi, sempre un po’ di me e un po’ di vita vissuta. Spesso qualcosa che avevo pensato un attimo prima, lui, me la mostra sotto un’altra luce, ampliando il mio orizzonte.
Saltatempo è stato tutto questo per me. Nel leggerlo, ho temuto di diventare schizofrenica.
Non è sano piangere e ridere su una stessa pagina di libro, o addirittura su un’unica riga.
O forse sì.
Forse invece è sanissimo! Direi pure terapeutico. La terapia piena d’umanità che ci arriva da uno stregone delle parole.
Grazie, Stefano
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sabato 28 giugno 2014
Stefano Benni e il suo inestimabile regalo alla Sardegna
Un buon libro è un'inestimabile raccolta di emozioni. Lo Scrittore con la S maiuscola offre al lettore una parte di sè, donando non solo parole, ma pezzi di vita. Stefano Benni è davvero uno Scrittore con la S maiuscola.
Ogni suo libro ha lasciato un segno indelebile nel mio cuore di appassionata lettrice. La prima volta incontrai ilLupo (così chiamiamo affettuosamente Benni) nelle pagine di Saltatempo, e da allora non l'ho mai abbandonato.
Non delude mai chi lo apprezza. E anche il suo ultimo libro, "Pantera", soddisfa a pieno le aspettative. E lo fa doppiamente. Il libro inizia infatti con la storia di Pantera, donna affascinante dal passato a tinte fosche, che inaspettatamente irrompe nella storia, e inaspettatamente e silenziosamente scompare, per lasciare spazio ad un'altra storia: quella di Aixi.
Aixi è un graditissimo regalo di Benni alla Sardegna. Forse non tutti i lettori lo sapranno, perché Benni non fa mai riferimento espliciti all'isola, ma io che sono isolana, ho capito sin da subito quanto si ispiri alla mia terra. Tra fenicotteri, personaggi pittoreschi e tanto mare, la storia di Aixi lascia senza fiato. Nel leggerlo non ho fatto altro che pensare che sia davvero una gran fortuna che proprio il mio Scrittore preferito (non sardo) ami la mia Sardegna e dissemini i suoi libri di sardità.
Vorrei tanto trasmettere agli altri l'amore per questo autore, ringraziarlo e dirgli quanto io lo stimi come maestro di vita, scrittore e poeta allo stesso tempo. Grazie Stefano, chissà se prima o poi ti incontrerò nella vita reale. Nell'attesa, continuerò ad incontrarti tra le tue pagine zeppe di vita.
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