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mercoledì 9 settembre 2015
Stay human
So già che la gente preferisce ridere e che questo post lo leggeranno quattro gatti e che probabilmente quei quattro gatti mi daranno della pessimista cosmica e non condivideranno ciò che sto per scrivere, ma porsi domande è lecito. Così lo è per me chiedermi: quale nuova frontiera della disumanità supereremo domani?
Forse qualcuno non lo ammetterà perché pensare positivo è davvero un ottimo esercizio che serve a migliorare la qualità della vita, ma (frase fatta) la realtà sta superando la fantasia.
Ci stiamo "disumanizzando".
Non c'è bisogno che stiamo ad elencare tutti i mali del mondo per capirlo. Stiamo elevando barriere, e quella che un tempo era solo una battuta brillante come "Io sono io e voi non siete un cazzo", oggi è uno slogan, un mantra, o se preferite uno stile di vita.
Salvo poi fare i buonisti, perché la bastardaggine si pensa, ma non si confessa facilmente.
E la soluzione qual è? Arrendersi all'essere disumani? NO.
E' spegnere le troppe cose accese e accendere quella cosa che per troppo tempo è rimasta spenta: la coscienza.
Magari all'inizio darà una lucina debole e tremula come una candela, ma pian piano tornerà ad illuminare i passi del genere umano.
Se non vogliamo farlo per altruismo, facciamolo anche solo per egoismo e spirito di sopravvivenza.
Siamo tutti nella stessa barca.
Stay human.
lunedì 20 luglio 2015
La piscina di Demi Moore
Tutti vogliono sapere tutto delle star.
Ci vorrebbero paparazzi e telecamere ovunque e in qualsiasi momento per soddisfare i curiosi.
Chissà quanti avrebbero voluto vedere la faccia di Demi Moore nel momento esatto in cui ha saputo di avere un morto in casa, proprio dentro la sua piscina da sogno.
Avrebbero voluto vedere da vicino la sua espressione drammatica, una piega solcare la sua fronte perfetta, i capelli torturati dalle mani nervose.
L'avrebbero voluta vedere per rattristarsi per qualcosa di diverso dal solito, o più probabilmente per morbosità, perché in fondo e in maniera schifosamente crudele, a molti fa piacere che anche nella vita dei più belli e dei più ricchi, ci sia qualcosa che turba il sonno.
Che sia un lifting venuto male, una scena di un film da rifare, o una sagoma scura a bordo piscina, poco importa, perché nella mente malata di chi osserva, non è giusto che siano solo i comuni mortali a soffrire. Qualche giornata storta dovranno pur averla anche loro, le Very Important Person.
E chi se ne frega se qualcuno è morto. La vittima non è che un aspetto residuale del gossip. Una comparsa come tante altre.
La protagonista è lei.
Demi.
giovedì 16 luglio 2015
La Merkel e il pianto della bambina palestinese
Crescono in fretta i bambini, con Angela Merkel.
Questo è il racconto breve di un piccolo "dramma" diventato virale fra gli internauti tedeschi e che ora farà sicuramente il giro del mondo.
In diretta televisiva una bambina palestinese esprime le proprie paure per il futuro al cospetto della Cancelliera.
"Sono palestinese e vivo in Germania da qualche tempo, vengo da un campo di rifugiati nel Libano. Vorrei fare l'università qui ma non so se potrò rimanere. Sono molto preoccupata per il mio futuro, vorrei poter essere serena come gli altri intorno a me."
La Merkel risponde, lapidaria:
"Sei una ragazza molto simpatica, ma la politica a volte è molto dura: ci sono altre migliaia di persone nei campi di rifugiati, se decidiamo di accogliere tutti, non saremo in grado di sostenere questa situazione. Posso prometterti che delibereremo presto su questo tema, ma sicuramente alcuni rifugiati dovranno tornare indietro".
La bambina esplode in un pianto inarrestabile (vedi foto). La Merkel le fa una carezza, ma ormai le lacrime hanno già preso la rincorsa e non è semplice ricacciarle indietro...
Ora, analizzando la vicenda nel suo complesso, diamo a Cesare quel che è di Cesare. Angela è stata coerente. Non si è lasciata intenerire dagli occhioni della bambina.
Proprio come vuole la politica che, riprendendo le sue parole, "a volte è molto dura". Certo che, se sbattere in faccia la verità ad un adulto già è difficile, sbatterla in faccia ad un bambino lo è ancor di più.
Dunque, i complimenti alla Merkel stavolta sono doverosi.
Complimenti per il cuore non solo blindato, ma addirittura zincato. Dovrebbero brevettarlo.
Cuori femminili così non ne facevano più dal tempo di Bloody Mary. Non vorrei dirlo ma, stavolta, è stata più cattiva del clown di "It".
lunedì 13 luglio 2015
Le parole di un amico greco che vi spiega l'austerity
Le parole di un amico greco di nome Kostas mi hanno molto colpita. Leggete.
"La Merkel continua ad umiliare la Grecia dopo sette anni di austerity.
In questi sette anni
Ho visto gente che lavorava nella Pubblica Amministrazione e ad un certo punto si è vista ridurre il lavoro ad un giorno al mese. Il loro reddito è sceso a cinquanta euro al mese
Ho sentito notiziari in cui si diceva di bambini morti perché i loro genitori non potevano permettersi il riscaldamento
Altri in cui si parlava di gente morta suicida per la disperazione
Ho visto i miei amici emigrare in cerca di un lavoro
Sono stato deriso per il Paese nel quale sono nato
Ho visto i nostri studenti all'estero disperati perché non sapevano come fare per portare avanti i loro studi
Ho visto i nostri ospedali privi di farmaci a causa dei tagli di bilancio
E come se ciò non bastasse, ho visto il debito del mio Paese continuare a crescere.
Ora vedo il governo eletto di un altro Paese umiliare il mio Paese sino all'estremo.
Anche se si dovesse raggiungere un accordo, sinché la Merkel e Schaeuble rimarranno al potere non ci potranno essere né fiducia, né amicizia, né Europa."
Ecco ciò che avviene alla popolazione, estranea ai giochi di potere. Non c'è bisogno di fare tanti giri di parole. E' tutto sin troppo semplice da capire. Nonostante l'austerity, il debito cresce. E ne hanno forse colpa, i cittadini? Siamo tutti uguali in seno all'Europa, o ci sono forse figli di un Dio minore? A voi la scelta. Potete puntare il dito e chiamare i Greci irresponsabili perché "non pagano i loro debiti" o potete, anche solo per un attimo, fingere di essere Greci.
Suvvia, per un italiano non serve poi tanta immaginazione...
Benvenuti nell'austerity greca. O in quella italiana, se vi pare.
martedì 30 giugno 2015
Grecia, globalizzazione, torte troppo piccole e decadenza.
Questo non è un buon periodo per il mondo. Grandi sconvolgimenti, da Nord a Sud. Attentati vari, cataclismi e un forte vento di rivoluzione in Europa.
La piccola Grecia si ribella e questo mi riporta, chissà perché, indietro nel tempo. Mi rivedo seduta tra i banchi di scuola. Non è passato un secolo, ma erano altri tempi. C'era ancora ottimismo. E mi tornano in mente vecchie lezioni di geografia politica ed economica. Si enunciavano concetti che all'epoca a noi studenti sembravano solo inutili pipponi teorici. La prof parlava di sviluppo sostenibile, rapporto Brundtland, accordi vari per ridurre il buco nell'ozono, mondo villaggio e globalizzazione.
"Il mondo sta diventando sempre più globalizzato, cadono le frontiere, aumenta la cooperazione tra Stati, si va verso una moneta unica" e frasi di questo tipo andavano di moda. Sembravano la descrizione futuristica di un mondo sempre più piccolo, sempre più alla portata di tutti e forse anche più umano. Un modo come un altro per sentirsi sempre più dei cosmopoliti. E devo dire che fra i banchi sognavi, ma ora quasi non sogni più.
Globalizzazione? Qualcosa che secondo i piani doveva risultare positiva e si è rivelata una catastrofe. Tutto più vicino. Questo è vero. Ora sono vicine anche cose che prima erano reciprocamente lontanissime e incompatibili. Come mettere (forse si raccontava in una barzelletta, non ricordo bene) dieci elefanti in una Cinquecento.
Tutto questo avvicinarsi vicendevolmente, nel tempo si è rivelato nient'altro che una enorme pressa. Se non stai al centro, scusate il francesismo, sei fottuto. Schiacciato. Morto. Kaput.
Tutti ora vogliono il meglio per sé stessi, e ciò è anche giusto, ma il fatto che il benessere stia raggiungendo solamente una piccolissima parte di popolazione appare ormai evidente nella sua drammaticità. I mezzi di comunicazione permettono persino a quelli che dal punto di vista di chi sta al centro vive in Culonia, di vedere da lontano le torte che si mangiano altrove, ed è logico che se uno vede un pezzo di torta e non ha manco un pugno di "letame", reclami la sua porzione.
Ciò vale, ad esempio, per la Grecia che sta peggio di chi gli sta attorno e di conseguenza non digerisce i diktat che vengono imposti dall'alto. "Avevo chiesto torta, non diktat", sembra dire Tsipras.
Vale anche per chi arriva in Italia con i barconi e per chi tenta di farci saltare in aria con una bomba. Inutile utilizzare come scusante i debiti insoluti, la religione, il colore di pelle.
Ormai siamo globalizzati, e le disparità in un mondo globalizzato non si accettano ben volentieri. Questo discorso potevano farlo tempo addietro, quando nessuno sapeva cosa succedesse da un confine all'altro, ma non oggi.
E allora, dato che le entità sovrastatali negano fette di torta, ecco che ognuno tenta con ogni mezzo di ribellarsi alla razione scarsa che gli viene offerta e di sottrarsi all'unica cosa che davvero sta rendendo il mondo un piccolo villaggio: la miseria.
Restrizioni, austerity, inviti a non imbarcarsi vengono restituiti al mittente con un sonoro vaffanculo. E qualcuno dice anche che i greci e tutti i derelitti di questo mondo non dovrebbero lamentarsi e accettare il destino che gli è toccato in sorte, ma la teoria non regge.
La reazione a catena è partita. La miccia non si può disinnescare. Godiamoci questi anni di decadenza.
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lunedì 8 giugno 2015
Il G7 e la borsa di Angela Merkel
Mentre navigavo sul sito Internazionale.it (adoro!) mi sono imbattuta in un articolo sul G7, e mi ha molto colpito un'immagine in cui i rappresentanti di Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Canada e Giappone stanno stretti stretti intorno al tavolo, come vecchi amici che si rivedono dopo tanto tempo (sembra quasi vero).
L'occhio mi è immediatamente caduto sulla Merkel, unica donna al tavolo, con una giacca arancione che spicca in mezzo a tanti completi neri. Subito ho verificato chi avesse a fianco. Obama. Ottima scelta, la Merkel. Obama è un uomo affascinante e, soprattutto, ha un grosso peso specifico.
Ma Renzi, Renzi, dove diavolo sta Renzi? Ah, eccolo lì! Piccolo piccolo, direi quasi in un angolino se non fosse che il tavolo è tondo, tutto intimidito e a capo chino. Sembra quasi uno scolaretto, forse lui direbbe "un bischero" che cerca di non farsi notare dal prof perché non ha studiato. Tutti si rivolgono a favore di obiettivo, tranne lui. Sarà un caso. Scrive qualcosa. Vorrà forse fare qualche domanda che riguarda l'Italia? O starà ripassando l'ultima lezione di inglese?
Comunque, a parte questo, mi colpisce qualcosa di fianco alla Merkel che poggia sul pavimento. Una borsa. Arancione anch'essa, come la giacca della proprietaria.
Incredibile, anche la Merkel si porta dietro la borsa, ovunque vada, come una qualsiasi donna del pianeta. Si porta la borsa pure al tavolo delle trattative, mentre gli uomini, chissà perché, invece non hanno mai bisogno di niente. Portano sé stessi e basta.
Ma che diavolo avremo noi donne, di genetico, che ci costringe a far della borsa un'appendice quasi vivente, umorale, spesso ribelle? Penso ad esempio a quando sei sicura di averci messo dentro qualcosa e invece non salta fuori, come se la borsa fosse un buco nero che inghiotte qualsiasi cosa le capiti a tiro. Quante cose perdute per sempre, nei misteriosi meandri delle borse.
Forse, proprio quella borsa, per una volta mi fa apparire la Merkel un po' più umana. E mi viene da rivolgermi a lei come ad un'amica.
Angela, cambia parrucchiere e stilista. Quella giacca in cui qualche chilo di troppo straborda, e quella borsa: non va bene! Sembra una borsa da mare.
Angela, cambia parrucchiere e stilista. Quella giacca in cui qualche chilo di troppo straborda, e quella borsa: non va bene! Sembra una borsa da mare.
Non hai neanche la scusa di dover andare al mare dopo la riunione. Magari con Barack.
Ps: Sono una veggente, Angela sta proprio marcando stretto Obamino :)
Ps: Sono una veggente, Angela sta proprio marcando stretto Obamino :)
domenica 7 giugno 2015
Royal Baby 2.0
Sono davvero da Piccolo Lord 2.0
le foto del Principino George che tiene in braccio la Principessina Charlotte
Elizabeth Diana.
Di primo acchito inducono al
sogno. Chissà che belle le culle reali e quali ninnananne saranno riservate a questi
due nobili pargoli, quali giocattoli, quali premure da parte di chissà quante
tate.
Poi però, chissà perché, l’occhio
mi cade sulla riga da una parte e, immediatamente dopo, sui calzini blu che per
un pelo non coprono anche il ginocchio, e dopo ancora, sul musino imbronciato
di George.
Gli sarà permesso di avere un
capello fuori posto senza che lo inseguano per riavviare mantinente la reale
chioma?
Potrà correre scalzo senza quei
calzini che mi fanno venire l’orticaria solo a guardarli?
Potrà sporcarsi i vestiti in
cortile?
Potrà sbucciarsi le ginocchia
senza che una tata venga licenziata?
Potrà giocare con altri bambini a
nascondino o a mosca cieca?
Potrà guardare Masha e Orso o
Peppa Pig?
Nato con la camicia. Di forza.
martedì 19 maggio 2015
Ragazzo vestito da Gesù a Torino: e se fosse stato davvero Lui?
Notizia di questi giorni è la comparsa per le strade di Torino di un ragazzo molto somigliante a Gesù nell'aspetto. La Polizia lo ha fermato più volte. Lui stesso lo racconta attraverso il suo profilo Facebook, Jesus in Turin. In molti lo fermano, vogliono fare selfie con lui, ma secondo alcuni la presenza del ragazzo è di disturbo. Un fastidio per i veri fedeli, che forse in qualche modo si sentono presi in giro.
Eppure questo "finto" Gesù non fa nulla di male, sino a prova contraria. Parla con chi gli parla, si avvicina a chi non lo rifiuta e si incuriosisce a lui, senza importunare. Forse proprio come faceva il vero Gesù (se mi passate il paragone).
Non so perché abbia scelto di vestire questi panni. Molti giornali parlano di rimedio alla disoccupazione e scrivono che lo fa per fini di lucro. E' vero, qualcuno potrebbe pensarlo, ma lui non si nasconde. Agisce alla luce del sole. Ha postato nel suo profilo una foto con su scritto "Jesus Crowdfunding" ma io non ci trovo nulla di scandaloso in ciò, anzi la trovo una formula squisitamente ironica. Una "divina" provocazione al mondo.
Mi viene da pensare: cosa succederebbe se Gesù tornasse davvero tra gli uomini nel 2015?
Secondo me non farebbe una bella fine. Molti gli darebbero dell'impostore, come già stanno facendo con il Gesù di Torino. Chiamerebbero la Polizia, con la scusa che infastidisce i fedeli, e cercherebbero di farlo sbattere in gattabuia anche se fosse un Gesù vero. Vero o no, lo accuserebbero di essere finto e opportunista.
Gli chiederebbero i documenti e siccome, sino a prova contraria, Gesù non ha documenti gli riserverebbero il trattamento che riservano ai clandestini, compresa l'espulsione.
Se chiedesse l'elemosina direbbero "Ecco, sta cercando di lucrare sulla fede e si approfitta dei creduloni". Se cercasse lavoro direbbero "Questo Extracomunitario è venuto a rubarci il lavoro con qualche barcone".
Gli direbbero "Tu non sei il Figlio di Dio". Lo accuserebbero di esser stato mandato da qualcun'altro ma non certo da Dio. Cercherebbero di isolarlo per non fargli fare proseliti, e se qualcuno volesse seguirlo comunque, i potenti del mondo lo vedrebbero come una minaccia al potere e proverebbero a distruggerlo. Estremisti religiosi di qualsiasi fede cercherebbero di eliminarlo con ogni mezzo.
Qualcuno forse addirittura fingerebbe di essergli amico per guadagnare un po' di popolarità, e poi lo tradirebbe fino a farlo morire. Come è già successo. Nonostante 2015 anni passati a dire che Dio esiste, che Gesù è morto per noi e che l'umanità, tanti anni fa, è stata crudele con Lui.
Corsi e ricorsi storici.
Grazie per avermi stimolato questa riflessione, caro Gesù di Torino.
martedì 12 maggio 2015
Dio, perché ancora Nepal?
Ci sono volte in cui sorgono delle stupide, fastidiosissime domande, come "Perché proprio a me?" o "Perché a lui sì e a me no?".
Oggi è così. Mi è sorta una stupida domanda di quelle alle quali non potrò mai avere risposta.
"Dio, perché ancora il Nepal?".
Il Tetto del Mondo trema ancora. Si parla di bambini rimasti orfani a causa del terremoto, ma troppo poco spesso si dice che il fenomeno dell'abbandono non aveva bisogno di un terremoto per diventare una tragedia di proporzioni immani.
Io stessa feci il giro di diversi orfanotrofi del Nepal. In diverse aree del territorio nepalese sono attivi vari progetti portati avanti dall'Ong Ai.Bi Amici dei Bambini, a sostegno dell'infanzia abbandonata. Tengo molto a questa Organizzazione perché grazie ad uno stage con Ai.Bi ho potuto vedere con i miei occhi come si vive lontana da quel "comodo salotto" che è l'Occidente (a proposito, chi volesse contattare l'Organizzazione per dare il proprio sostegno può visitare il sito ufficiale qui ).
Ricordo con commozione la prima volta in cui varcai il cancello di un orfanotrofio. Fu come varcare un cancello per la prima volta. Se il cancello è una barriera tra ciò che sta dentro e ciò che sta fuori, quello lo era davvero. Fuori da quel cancello non c'era niente che potesse avvicinarsi a ciò che stava dentro. Una totale mancanza di affetto e calore umano regnava su tutto. Troppi bambini da accudire e nessuno che ancora avesse deciso di far loro da padre e da madre.
Se non l'avete provato non potete capire cosa significhi trovarsi in un attimo circondata da decine di bambini che non desiderano altro che un po' d'affetto, che tentano di invadere totalmente il tuo spazio con i loro corpicini piccoli e magri, con i loro abitini logori e sgualciti e le braccia sottili.
Dovreste provare anche solo ad immaginare la forza che esercita un bambino che vuole amore per attirarti a sé, per richiamare l'attenzione. Finché non senti quella forza stenteresti a credere che un bambino possa averne così tanta.
C'è davvero tanto da fare laggiù, e non è mai abbastanza. Non oso immaginare a quale sarebbe il destino dei bambini degli orfanotrofi se non ci fossero dei cooperanti che provano a portare un po' di umanità laddove non arriva, tra direttori troppo impegnati o troppo volontariamente distaccati, perché dare un pezzo di cuore a qualcuno che forse un giorno andrà via di lì non è da tutti. Bisogna avere il cuore grande per contenere una grande quantità d'amore.
Ricordo ancora benissimo una bambina alla quale regalai un elastico per capelli. Ricordo il modo in cui lo teneva tra le mani e il sorriso con il quale lo mise al polso, a mo' di braccialetto. E ricordo ancora di più il modo in cui, sorridendo, me lo restituiva ed io, con un inglese davvero poco allenato, le dicevo "E' tuo".
Ricordo lavagne nere contro muri grigi. Un grigiore generale, spezzato soltanto dai sorrisi dei bambini.
Ricordo le baracche dei villaggi, addossate alle palme. Le palme sembravano muri portanti, tanto sbilenche erano le travi.
Ricordo donne fare frittelle di riso per strada. Erano buone. Quanto erano buone, quelle frittelle. Persino i ceci mangiati a colazione immersi in non so che tipo di salsa piccante insieme alle patate, erano buoni. Tutto ha un altro sapore laggiù.
E diventi piccolo.
Io lo so che sono piccola, lo so. So bene di essere piccola quando chiedo "Dio, perché ancora Nepal?". Lo domando a qualsiasi Dio in ascolto, foss'anche al Dio dei terremoti, o al Dio delle montagne. Perché, Dio del Mondo, chiunque Tu sia, sconquassi ancora quelle terre già provate da ogni tragedia? La guerra, la fame, le alluvioni, le vecchie malattie in Occidente già debellate, e ora anche il terremoto. Una nuova prova.
Se fossi brava a pregare lo farei, affinché quegli Uomini avessero ancora la forza di combattere.
E affinché, se fosse possibile, dessi loro un po' tregua.
mercoledì 6 maggio 2015
Giustizia per Farkhunda: le idee non moriranno mai!
Vi ricordate della terribile storia di Farkhunda, la ragazza afgana uccisa il 19 marzo per le strade di Kabul tra le peggiori torture possibili da un branco di uomini assetati di sangue?

Le donne di Kabul sono scese in piazza per giorni per urlare la loro rabbia contro gli assassini e dare sfogo al dolore per la morte orribile di una giovane donna.
I suoi carnefici giustificarono il massacro con il reato di apostasia, in quanto a detta loro Farkhunda avrebbe osato bruciare alcune pagine del Corano.
Oggi, 6 maggio 2015, il tribunale ha emesso la sentenza del primo grado di giudizio. Farkhunda per i giudici non avrebbe bruciato le pagine del Corano, bensì soltanto cercato di impedire a quegli stessi uomini che l'hanno uccisa di lucrare sulla vendita di oggetti sacri.
Dicono che Farkhunda fosse colta e che proprio il fatto di aver studiato le impedisse di accettare benvolentieri che si facesse denaro in nome della fede e a discapito di persone forse troppo malleabili.
Le donne di Kabul hanno tinto il loro viso di rosso, per giorni. Hanno dimostrato di non aver paura e di sentirsi superiori alla forza bruta di chi vorrebbe vederle soccombere con la faccia imbrattata di sangue. E' questa la vera forza. La forza imbattibile delle idee, che in chi non ha paura non moriranno mai!
Farkhunda allora non è morta, perché le sue idee sono ancora lì. Non le ha sporcate la polvere né il sangue. Sono anzi ancora più vive in chi grida vendetta per il suo corpo straziato. Forse quelle stesse idee hanno mosso qualcosa nel cuore di chi doveva fare giustizia.
Una volta tanto i tribunali, fatti di uomini, hanno dato ragione a una povera donna umiliata, maltrattata e uccisa.
Quella di oggi è una vittoria. Io credo fermamente che lo sia, e credo fermamente nella forza delle idee. Credo anche che qualsiasi popolo, religione, cultura o filosofia debba prima o poi fare i conti con questo principio: quando si tenta di sopraffare l'altro con la violenza, ogni violenza risulterà inutile. Tempo perso.
Potranno infierire sui corpi, ma le idee sopravviveranno a tutto.
Grazie, Farkhounda
lunedì 4 maggio 2015
Tutti i bambini sono Royal Baby
E' nata la nuova Royal Baby.
Charlotte Elizabeth Diana, che se viene in Sardegna e non dice il cognome pensano che Diana sia il cognome perché un cognome dovrà pur avercelo!
Di sicuro Camilla sta rosicando perché non l'hanno chiamata Charlotte Elizabeth Diana Camilla. Tre nomi per una sola Royal Baby perché non c'è due senza tre e due parevano troppo pochi ma quattro invece erano troppi.
Che poi, a pensarci bene, tutti i bambini in fondo sono un po' Royal Baby. Royal Baby anonimi, ma pur sempre Royal Baby sono.
Arrivano all'improvviso e sembra che sia arrivato il Messia in ogni casa, reale o meno, e piovono lacrime di commozione come se non ci fosse un domani per piangere in altre occasioni.
Anche i più cinici davanti all'arrivo di un pupattolo si addolciscono e si fanno stravolgere la vita da un esserino rosa e morbido che ancora non parla ma fa casino per venti.
Si cominciano a comprare scorte di pannolini per il reale culetto e si allestisce la reale culla, e si scartano regali a fiumi manco fossero dieci Natali assieme. Si fanno giri di telefonate e messaggi che così tante manco Carlo d'Inghilterra ne ha fatto, perché dopo due minuti lo sapevano già tutti in mondovisione.
Chissà chi le cambierà i pannolini, se i genitori faranno a turno o se invece non sapranno mai che odore ha la royal cacca per non indisporre le reali narici.
Ma più di tutto, c'è una cosa che voglio sottolineare. Anche le mamme dei Royal Baby anonimi sono bellissime quando tornano a casa felici con la loro creaturina in braccio.
Anche loro sono principesse, ma anonime.
lunedì 27 aprile 2015
Nepal e rovine
Andai in Nepal nel 2008. Per la prima volta mi si aprì un mondo nel vero senso del termine, perché quello era davvero un altro mondo.
Non avevo viaggiato tanto, e ancora oggi so di non aver quasi viaggiato affatto. C'è tanto, fuori dalla finestra.
Siamo davvero piccoli e, oserei dire, anche un po' folli. Bisogna essere tremendamente folli per accontentarsi di nascere, vivere e morire in una piccola parte di mondo e non desiderare di vedere tutto il resto.
Il Nepal mi fece capire questo, ma ancora la vita mi tiene ancorata al presente.
Quella del terremoto di questi giorni è una dura lezione. Finché c'è vita bisognerebbe fare le valigie. Bisognerebbe essere nomadi nell'animo e partire, perché la vita è una.
Ricordo i templi nel centro di Kathmandu. Andare a piedi, svegliarsi all'alba senza sentirsi stanchi perché laggiù l'uomo vive secondo natura. Il fatto che ben presto le luci si spengano per mancanza di energia elettrica può essere una benedizione. Ti riporta alle origini e ad una vita molto più a misura d'uomo. Il cibo mangiato con le mani, l'incenso, le montagne, la pace, le religioni che convivono tutte in un'unica valle. Scopri che i Paesi cosiddetti "poveri" forse non lo sono più dei Paesi Occidentali. Solo noi lo crediamo, stupidamente. Solo noi crediamo di essere più ricchi, di vivere meglio, di essere "superiori".
Mi piange il cuore a vedere quelle rovine. Non è rimasto quasi più nulla. Riconosco nelle macerie quello che c'era. Ancora, noi poveri e ottusi Occidentali non ci rendiamo conto della gravità di quello che è successo. E' una perdita umana e culturale devastante.
Per fare un paragone con la nostra realtà, è come se d'un tratto crollassero tutti i principali monumenti italiani. Noi ci siamo preoccupati per la Barcaccia scheggiata e ne abbiamo fatto una tragedia. A confronto non era davvero niente.
Tutto ciò che ora non c'è più non potrà più risorgere dalla polvere.
E' stato come se il terremoto avesse fatto ogni volta il massimo punteggio giocando a freccette. Sono stati colpiti tutti i siti più importanti.
Qualcuno dirà "L'importante è essere vivi".. E' vero.
La vita, per chi resta, conta più dei monumenti, ma anche la storia è vita. E' un durissimo colpo per un'economia che ruotava anche attorno al turismo, ma soprattutto per la cultura e la memoria di quel Popolo. Sono davvero triste.
Avevo promesso di tornare per rivedere tutto.
Non ho fatto in tempo.
Che gli dei del mondo vi guardino e vi proteggano.
Nepal, animalisti e Huffington Post
Seguo l'Huffington Post attraverso tutti i social network che utilizzo quotidianamente, ossia Twitter e Facebook.
Non ho niente contro l'Huffington Post, anzi lo ritengo interessante sotto molti punti di vista. Lo trovo abbastanza "internazionale" come taglio. Sarà che non è nato in Italia.
Bando alle premesse, non ho apprezzato la scelta che quelli dell'Huffington hanno fatto proprio oggi, ossia pubblicizzare (anche se negativamente) una sedicente animalista fino ad oggi sconosciuta del quale volontariamente non farò il nome. Secondo questa presunta amante degli animali il terremoto in Nepal sarebbe la giusta punizione per un popolo che fa strage di animali per offrirli a divinità varie.
Cara Nonsocometichiami uscita dall'oblio per un giorno, sappi che anche l'essere umano appartiene al regno animale.
Sappi che non sei neanche degna di nominare il Nepal, Paese nel quale convivono in pace praticamente tutte le religioni del globo.
La supponenza e la presunzione di superiorità con le quali ti ammanti sono un chiaro esempio dello snobismo radical chic tipico di altri animali della tua specie che ritengono di essere sempre nel giusto. Eurocentristi rovina dell'umanità e animalisti della domenica che difendono solo le specie che prediligono. Razzisti. Tu, Nonsocometichiami difendi cani e vacche e auguri la distruzione di un popolo intero, compresi quelli che non centrano niente, come i bambini. Ti senti coerente e ragionevole?
Io la pace e il rispetto che ho respirato in Nepal non li ho mai trovati altrove. Questi discorsi intrisi di pregiudizi verso le altre culture non li sopporto.
Non lancerò anatemi contro di te come fai tu perché non rientra nel mio stile.
E voi dell'Huffington, vi prego, non fate pubblicità gratuita ad emeriti sconosciuti pescati a caso dalla rete. Persone che scrivono cazzate (perdonate il francesismo) ce ne sono tante. Che senso ha regalare popolarità a chi non la merita?
Se anche voi condannate ciò che quell'umana ha scritto, rimuovete quel post, e non fate mai più un'azione del genere. Non date mai più voce ai pensieri peggiori, a quelli più meschini. E' uno spreco d'inchiostro.
Grazie.
Manuela Podda
lunedì 15 dicembre 2014
Green Bank. Il paese dove i cellulari non esistono
Fino a ieri non avevo mai sentito parlare di Green Bank.
Si tratta di un paesino del West Virginia che conta appena 143 anime e che vanta la presenza del più grande telescopio al mondo.
Per permettere al telescopio di svolgere al meglio la sua funzione di esploratore dell'universo indisturbato, è necessario non interferire con dispositivi che generino anche la più minima radiazione elettromagnetica.
Questo comporta, per i cittadini di Green Bank, l'impossibilità di usare oggetti che ormai sono d'uso comune anche negli angoli più remoti della Terra.
Per fare esempi molto pratici, non possono usare cellulari né il wi-fi, ma nemmeno un più banale ventilatore a batteria. Qualsiasi diavoleria moderna potrebbe alterare i dati provenienti dal telescopio, per cui i cittadini sono soggetti a divieti e controlli stringenti.
Eppure, i pochi rimasti in paese, non si lamentano affatto della vita che conducono.
Dicono di avere più tempo per dedicarsi alle loro passioni, leggere libri e rinverdire l'estro creativo (che a dire il vero, molto spesso altrove viene ricoperto da una spessa coltre per dedicarsi al pc e a whatsapp).
Alcuni, addirittura si trasferiscono a Green Bank volontariamente per sfuggire alla loro "elettrosensibilità".
Che dire? Io mi ci trasferirei volentieri a Green Bank. Ci porterei le persone con cui per tutta la vita preferirei parlare vis-à-vis piuttosto che per telefono, e a quel punto non mi preoccuperei nemmeno di dover comunicare con il resto del mondo informatizzato e dotato di tecnologie.
Non ci sarebbe bisogno di connettersi continuamente ad internet per sapere qualunque cosa avvenga sotto il mio naso. Perché ormai è così. Ci costringono, ad essere connessi, per svolgere qualsiasi attività del vivere sociale.
Anche volendo, nel nostro mondo non puoi rifiutarti di "tecnologizzarti" perché la non-connessione è quasi un auto-esclusione.
Ma a Green Bank, si può. Green Bank, I love you!
Si tratta di un paesino del West Virginia che conta appena 143 anime e che vanta la presenza del più grande telescopio al mondo.
Per permettere al telescopio di svolgere al meglio la sua funzione di esploratore dell'universo indisturbato, è necessario non interferire con dispositivi che generino anche la più minima radiazione elettromagnetica.
Questo comporta, per i cittadini di Green Bank, l'impossibilità di usare oggetti che ormai sono d'uso comune anche negli angoli più remoti della Terra.
Per fare esempi molto pratici, non possono usare cellulari né il wi-fi, ma nemmeno un più banale ventilatore a batteria. Qualsiasi diavoleria moderna potrebbe alterare i dati provenienti dal telescopio, per cui i cittadini sono soggetti a divieti e controlli stringenti.
Eppure, i pochi rimasti in paese, non si lamentano affatto della vita che conducono.
Dicono di avere più tempo per dedicarsi alle loro passioni, leggere libri e rinverdire l'estro creativo (che a dire il vero, molto spesso altrove viene ricoperto da una spessa coltre per dedicarsi al pc e a whatsapp).
Alcuni, addirittura si trasferiscono a Green Bank volontariamente per sfuggire alla loro "elettrosensibilità".
Che dire? Io mi ci trasferirei volentieri a Green Bank. Ci porterei le persone con cui per tutta la vita preferirei parlare vis-à-vis piuttosto che per telefono, e a quel punto non mi preoccuperei nemmeno di dover comunicare con il resto del mondo informatizzato e dotato di tecnologie.
Non ci sarebbe bisogno di connettersi continuamente ad internet per sapere qualunque cosa avvenga sotto il mio naso. Perché ormai è così. Ci costringono, ad essere connessi, per svolgere qualsiasi attività del vivere sociale.
Anche volendo, nel nostro mondo non puoi rifiutarti di "tecnologizzarti" perché la non-connessione è quasi un auto-esclusione.
Ma a Green Bank, si può. Green Bank, I love you!
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