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martedì 21 luglio 2015
Salvatore Aranzulla, la malattia e i problemi con il climatizzatore
Stamane sul profilo Facebook di Salvatore Aranzulla è comparso un suo selfie (vedi foto) con un messaggio nel quale parla della sua malattia e contemporaneamente denuncia un disservizio:
"Io ho una malattia cronica in fase attiva (colite ulcerosa): fino a qualche settimana fa, con decine di scariche al giorno miste a sangue. In qualche mese, ho perso più di sette kg. Grazie alle cure che sto facendo, ho iniziato il percorso di guarigione. Da un mese, il climatizzatore #OlimpiaSplendid è rotto e vivo a temperature estreme nella casa che ho affittato a Milano. Per chi ha una patologia cronica, non è proprio il massimo. Ho chiesto quando mi avrebbero riconsegnato il climatizzatore che avevano ritirato dopo un mese con varie peripezie. La risposta dell'operatrice Olimpia Splendid? Non è un nostro problema, non chiamarci più per disturbarci. Vergognatevi".
In breve una caterva di messaggi di solidarietà lo ha sommerso.
Salvatore Aranzulla è riuscito in breve tempo a conquistare l'affetto dei tantissimi utenti che fanno ricorso al suo utilissimo sito per risolvere i loro problemi tecnologici. Il sito di Aranzulla si contraddistingue infatti per chiarezza e permette a tutti, anche a quelli "patologicamente negati" come me, di seguire passo per passo le sue indicazioni e arrivare alla soluzione.
Per l'utilità del suo lavoro a tutti sembra quasi di conoscerlo personalmente come una persona calma, pacata e in grado di immedesimarsi in chi, al contrario di lui, non è esattamente un esperto di web e hi-tech.
Cosa non da tutti. C'è una forte componente umana nella sua bravura, a dimostrazione del fatto che nulla funziona senza il cuore.
Nemmeno i climatizzatori e i numeri verdi delle aziende...
Un grazie a Salvatore per l'aiuto che ci ha dato e per quello che ci darà... E più di tutto, BUONA GUARIGIONE!
giovedì 11 giugno 2015
Lancio una scaglia a favore di Umberto Eco
Sarò controcorrente, ditemi pure che sono cretina, ma per me Umberto Eco non ha tutti i torti.
Lo hanno illuso. Prima gli hanno dato la laurea ad honorem in Comunicazione e Cultura dei Media, e subito dopo a causa delle sue affermazioni lo hanno trattato come il peggior cretino della terra scagliandosi contro di lui per mezzo di ogni social network possibile ed immaginabile.
Tutto questo per aver detto che "I social permettono alle persone di stare in contatto tra loro, ma danno anche diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano al bar dopo un bicchiere di vino e ora hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel".
Dunque, io non faccio parte dell'Accademia della Crusca, né sono laureata in Comunicazione e Cultura dei Media, ma analizziamo le parole per quello che sono.
Umberto Eco non ha detto che tutti quelli che utilizzano i social sono imbecilli, ma che tutti gli imbecilli con i social hanno diritto di parola, e ha poi aggiunto che "Il problema della scuola oggi è insegnare ai ragazzi come filtrare le informazioni di Internet. Anche i professori sono neofiti davanti a questo strumento". Ha citato anche "bufale e riletture storiche fantasiose". Forse, con imbecilli voleva indicare proprio chi spaccia bufale per verità assolute.
Ragioniamo. Non è vero che su internet è necessario filtrare perché alcuni "imbecilli" mettono spesso in giro notizie che rischiano di danneggiare seriamente l'umanità intera, che spesso senza informarsi dà retta a "bufale e riletture storiche fantasiose?".
Per me è vero. Ho visto gente credere seriamente e incazzarsi per le notizie lette su Lercio.it, giornale fatto di notizie-bufala per definizione. E non è meglio quindi che qualcuno si prenda a cuore la questione e dica, forse in modo troppo diretto, che è necessario insegnare fin dall'età scolare a distinguere un po' tra ciò che è vero e ciò che non lo è?
Cavolo, prima gli diamo la laurea ad honorem, e poi lo declassiamo a imbecille ad honorem. Un po' di coerenza. Qualcosa di vero lo ha detto.
Passi il fatto che possa stare antipatico, che i suoi libri siano spesso troppo autoreferenziali e troppo "culturali" per qualcuno (me compresa che mi son persa metà del significato de "Il nome della rosa" perché non conosco una parola di latino).
Ma Umberto Eco ha una certa età e osserva con distacco certe cose.
E' falso che spesso la massa, non solo su Internet, finisce per non ragionare e agire stupidamente?
E' proprio un meccanismo che ha ragioni scientifiche, ricordo di averne sentito parlare in una qualche puntata di Piero Angela. Ma io non mi sento offesa se una persona anziana mi mette un guardia da qualcosa di potenzialmente nocivo o pericoloso.
Perché non possiamo negare che chi scrive che tutti i barconi vadano affondati o chi fa ironia sulla morte delle persone, o chi usa Internet per distruggere la vita di persone deboli esercitando spaventose forme di cyber bullismo non soffra di una qualche forma virale di imbecillità. Non lo dico con odio, ma con simpatia, giusto per dire che il cervello è fatto per usarlo.
E dunque io lancio una scaglia a favore di Umberto Eco. Non gli scaglio una lancia perché può ferire. Solo una piccola scaglia.
#UmbertoEco #imbecilli
mercoledì 6 maggio 2015
Scrivere su un blog è istruttivo
Solitamente quando si inizia a scrivere su un blog si punta l'attenzione sul grado di interesse che questo potrà suscitare nel lettore.
Oggi mi trovo a riflettere, al contrario, sull'effetto che il fare blog produce in chi scrive, anche detto comunemente "blogger".
A pochi mesi da quando ho cominciato a pubblicare post con frequenza quotidiana mi rendo conto del fatto che il blog stia dando a me più di quanto io stia dando a lui. Non è un fatto relativo esclusivamente al blog. E' proprio la scrittura in sé che porta a ragionare e a informarsi. E' un processo del tutto spontaneo.
Lettura e scrittura vanno necessariamente di pari passo. Leggere porta nuove idee.
Se poi si riesce un po' anche ad infischiarsene di ciò che sta fuori, ossia di hashtag, tendenze su Twitter, su Facebook, su Google Trends e quant'altro, allora hai vinto perché scrivi prima di tutto per te stesso!
E magari è proprio questa la chiave del successo, anzi sicuramente. NO, non intendo il successo decretato dal lettore, o dal grande pubblico. Mi riferisco alla soddisfazione che ciascuno di noi prova nel fare qualcosa.
Solo allora, forse, ciò che scrivi potrà arrivare agli altri.
mercoledì 17 dicembre 2014
Selvaggia: chi di ashtag ferisce di ashtag perisce!
Normalmente quando scrivo non trovo fonte d’ispirazione nel gossip, ma tutta questa storia di Selvaggia Lucarelli perseguitata in massa da orde di teenager che le intasano i social network con l’ashtag #selvaggianonmentire rendendoli inutilizzabili per giorni l’ho trovata molto sfiziosa e divertente.
La Lucarelli ha dimostrato in numerose occasioni di avere la lingua affilata come un coltello quando parla degli altri, ma stavolta è stata lei ad esser presa di mira dal popolo del web.
Non dovrebbe stupirsi di quel che le è successo. Internet è per definizione uno strumendo democratico. Tutti possono farne uso e mettere in moto una macchina “distruttiva” nei confronti di qualcuno: basta trovare la chiave giusta. Selvaggia mi perdoni, ma per fortuna hanno colpito lei. Ha le spalle abbastanza larghe da sapersi difendere molto bene e non farne un dramma come molto spesso purtroppo succede. Lo sottolinea anche lei.
Eppure anche la Lucarelli sembra aver accusato il colpo, a giudicare dal post con cui ha deciso di dire la sua sulla faccenda dell’ashtag incriminato (http://selvaggialucarelli.com/2014/12/15/media/selvaggianonmentire/). I toni del post sono infatti mooolto avvelenati.
Se la prende contro gli youtuber che hanno avuto la brillante idea di bombardarla a suon di offese e per ferirli adotta come strategia quella di infrangere i loro sogni. Usa frasi come: “mi spiace dirlo, ma per la tv serve la faccia, cosa che lui ha (e qui si riferisce a Francesco Sole), molti di voi no” o “se a 20 anni state messi così, a 30, in questo paese, tra rifiuti, ingiustizie vere, disillusioni e professionalità seriamente mortificata, imbraccerete un fucile”.
Tra le altre cose, con questo post si loda e s’imbroda da sola con affermazioni come “sono una influencer coi controcazzi”, salvo poi lamentarsi del fatto che “ora i ragazzetti e le ragazzette pensano tutti di poter diventare youtuber e fashion blogger di successo”.
Trovo tutto questo davvero esilarante. Si sarà chiesta, Selvaggia, come mai il sogno di “ragazzetti e ragazzette” sia legato al web? Non dovrebbe meravigliarsene, proprio lei che grazie a web e faccia (o forse ancor più grazie alla taglia di reggiseno) ora guadagna fior di quattrini.
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