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mercoledì 9 settembre 2015

Radicalizzare le proprie posizioni ai tempi di Internet



Ormai me ne rendo conto ogni giorno di più. Internet troppo spesso porta a radicalizzare posizioni.
Devi stare o con qualcuno/qualcosa, o contro qualcuno/qualcosa, ma mai in modo moderato. O sei a favorefavore, o controcontro. Non esistono vie di mezzo.
Per fare esempi attuali, se il trend del giorno è attaccare Bruno Vespa e sei una persona che tende ad omologarsi al pensiero della Rete quel giorno dovrai disprezzare Bruno Vespa come se non ci fosse un domani. Al contrario, se vuoi metterti in luce come Bastian Contrario, dovrai beatificare Vespa e metterlo su un piedistallo, inveendo contro chiunque non la pensi come te.
Se ti sta sul culo Salvini dovrai criticarlo qualunque cosa dica, anche se per caso dicesse qualcosa di condivisibile. Al contrario, se stai con lui gli darai manforte anche quando dirà la peggiore delle bestialità.
Non c'è spazio per i grigi in Rete. Solo bianco e nero.
Il rischio è il non riuscire più a ragionare o il vivere frustrati, con i propri pensieri in testa, inespressi per non risultare "out". La "dittatura della maggioranza" di cui già da anni parla Stefano Benni si sta realizzando in pieno. La profezia si avvera, e le minoranze subiscono il peso di una maggioranza opprimente e asfissiante.
"Sei minoranza". E il web ti punisce non dandoti una condivisione o un like e ponendoti tra i reietti della Rete.
Ma sapete che vi dico? Che il piacere del like è effimero, una valuta fuori corso nei piccoli angoli di mondo in cui i cervelli macinano ancora idee.


mercoledì 15 luglio 2015

Estate

(Foto: Costa Rei, Scoglio di Peppino)

Sole
zanzare
crema solare
sabbia 
finestre spalancate 
polvere
ululati
acqua
sale
tv spenta
musica
gelati
falò
asciugamani
caldo
spiagge
palette
castelli
vacanze
lavoro
chiacchiere
libri
amici
ghiaccioli
salvagenti
frigo
frutta
grigliate
turisti
lingue straniere
e infine... il non saper cosa scrivere.

domenica 7 giugno 2015

Royal Baby 2.0



Sono davvero da Piccolo Lord 2.0 le foto del Principino George che tiene in braccio la Principessina Charlotte Elizabeth Diana.
Di primo acchito inducono al sogno. Chissà che belle le culle reali e quali ninnananne saranno riservate a questi due nobili pargoli, quali giocattoli, quali premure da parte di chissà quante tate.

Poi però, chissà perché, l’occhio mi cade sulla riga da una parte e, immediatamente dopo, sui calzini blu che per un pelo non coprono anche il ginocchio, e dopo ancora, sul musino imbronciato di George.

Gli sarà permesso di avere un capello fuori posto senza che lo inseguano per riavviare mantinente la reale chioma? 
Potrà correre scalzo senza quei calzini che mi fanno venire l’orticaria solo a guardarli?
Potrà sporcarsi i vestiti in cortile?
Potrà sbucciarsi le ginocchia senza che una tata venga licenziata?
Potrà giocare con altri bambini a nascondino o a mosca cieca?
Potrà guardare Masha e Orso o Peppa Pig?


Nato con la camicia. Di forza.

venerdì 5 giugno 2015

La forza salvifica della scrittura




Quando dovresti fare tutt'altro e non ne hai voglia, la scrittura ti salva.

Quando vorresti essere tutt'altro
Quando vuoi dire e non dire
Quando vuoi colpire e affondare
Quando hai troppi pensieri che ti frullano in testa
Quando proprio non ci stai
Quando odi
Quando ami
Quando senti che è proprio quello che vuoi fare
Quando non opponi resistenza alle cose e le lasci scorrere
Quando sei bambino
Quando non lo sei più
Quando vorresti ancora esserlo
Quando non hai voglia di parlare ma ne hai di comunicare
Quando erigi muri
Quando abbatti muri
Quando ti senti libero
Quando sei ostaggio di qualcuno o qualcosa,
E' proprio allora, praticamente sempre,
che
La scrittura
Ti salva.

sabato 30 maggio 2015

Mario Piccolino e la libertà di parola




Ieri pomeriggio qualcuno ha ucciso un uomo.

Si chiamava Mario Piccolino. Di professione aveva sempre fatto l'avvocato, ma a un certo punto la scrittura ha preso il sopravvento nella sua vita e  ha sostituito l'avvocatura con il blogging. 
Perché la scrittura è così. Ti entra dentro e non te ne liberi più. E' come le onde del mare. A volte restituisce, altre volte si porta via qualcosa.

Mario Piccolino era pienamente cosciente del rischio a cui andava incontro esercitando la libertà di parola. L'avevano già colpito in faccia con un cric, qualche anno fa. Riceveva continuamente minacce, ma niente l'ha fermato, fino a ieri. Non la paura della morte. Solo la morte stessa.

Piccolino nel suo blog ha parlato di cose scomode, come la legalità, che per alcuni è un inutile orpello, per altri è vita. 

Si può scegliere di vivere con la testa sotto la sabbia, come gli struzzi, o dentro una tana scavata nel terreno, come i conigli.
O si può scegliere di essere ciò che si è e urlare al mondo la propria umanità e il proprio senso di giustizia, perché la libertà di parola non è un concetto da bistrattare e da usare a seconda del proprio comodo. 
Eppure così sembra di questi tempi. 

Questa è la libertà di parola ai giorni nostri.

Osannata e sbandierata all'indomani della strage di Charlie Hebdo.

Negata quando intralcia i poteri forti.

Bisbigliata quando qualcosa dà fastidio ma si temono i poteri di cui sopra.

Contrabbandata quando ti dicono che proprio è meglio star zitti.

Adorata quando va a nostro favore.

Odiata quando va contro i nostri interessi.

Perseguitata quando è scomoda. UCCISA quando, nonostante la paura, non si tace!




martedì 19 maggio 2015

Ragazzo vestito da Gesù a Torino: e se fosse stato davvero Lui?




Notizia di questi giorni è la comparsa per le strade di Torino di un ragazzo molto somigliante a Gesù nell'aspetto. La Polizia lo ha fermato più volte. Lui stesso lo racconta attraverso il suo profilo Facebook, Jesus in Turin. In molti lo fermano, vogliono fare selfie con lui, ma secondo alcuni la presenza del ragazzo è di disturbo. Un fastidio per i veri fedeli, che forse in qualche modo si sentono presi in giro.

Eppure questo "finto" Gesù non fa nulla di male, sino a prova contraria. Parla con chi gli parla, si avvicina a chi non lo rifiuta e si incuriosisce a lui, senza importunare. Forse proprio come faceva il vero Gesù (se mi passate il paragone).

Non so perché abbia scelto di vestire questi panni. Molti giornali parlano di rimedio alla disoccupazione e scrivono che lo fa per fini di lucro. E' vero, qualcuno potrebbe pensarlo, ma lui non si nasconde. Agisce alla luce del sole. Ha postato nel suo profilo una foto con su scritto "Jesus Crowdfunding" ma io non ci trovo nulla di scandaloso in ciò, anzi la trovo una formula squisitamente ironica. Una "divina" provocazione al mondo.

Mi viene da pensare: cosa succederebbe se Gesù tornasse davvero tra gli uomini nel 2015?

Secondo me non farebbe una bella fine. Molti gli darebbero dell'impostore, come già stanno facendo con il Gesù di Torino. Chiamerebbero la Polizia, con la scusa che infastidisce i fedeli, e cercherebbero di farlo sbattere in gattabuia anche se fosse un Gesù vero. Vero o no, lo accuserebbero di essere finto e opportunista.
Gli chiederebbero i documenti e siccome, sino a prova contraria, Gesù non ha documenti gli riserverebbero il trattamento che riservano ai clandestini, compresa l'espulsione.
Se chiedesse l'elemosina direbbero "Ecco, sta cercando di lucrare sulla fede e si approfitta dei creduloni". Se cercasse lavoro direbbero "Questo Extracomunitario è venuto a rubarci il lavoro con qualche barcone".
Gli direbbero "Tu non sei il Figlio di Dio". Lo accuserebbero di esser stato mandato da qualcun'altro ma non certo da Dio. Cercherebbero di isolarlo per non fargli fare proseliti, e se qualcuno volesse seguirlo comunque, i potenti del mondo lo vedrebbero come una minaccia al potere e proverebbero a distruggerlo. Estremisti religiosi di qualsiasi fede cercherebbero di eliminarlo con ogni mezzo.
Qualcuno forse addirittura fingerebbe di essergli amico per guadagnare un po' di popolarità, e poi lo tradirebbe fino a farlo morire. Come è già successo. Nonostante 2015 anni passati a dire che Dio esiste, che Gesù è morto per noi e che l'umanità, tanti anni fa, è stata crudele con Lui.
Corsi e ricorsi storici.

Grazie per avermi stimolato questa riflessione, caro Gesù di Torino.


lunedì 11 maggio 2015

Perché non odio il lunedì

Perché mai il lunedì dev'essere così sfigato da esser detestato da tutti?

Strano che non abbiano scelto il lunedì per farne un lunedì 17, un lunedì nero o un lunedì qualcos'altro.

Che poi, se non lavori, il lunedì è un giorno come gli altri, senza infamia né lode. Non merita di esser più odiato né più amato di un qualsiasi sabato o domenica.

E' una fisima mentale, questa dell'odio per il lunedì. Pensate che, per esempio, in Inghilterra la settimana inizia di domenica! E allora gli inglesi dovrebbero odiare la domenica, soprattutto se vanno a lavoro di domenica e magari il lunedì o il martedì riposano.

Tutto è relativo, diceva qualcuno.

E poi, dicevo, se non lavori hai ancora meno scuse per riversare il tuo odio contro un qualsiasi giorno della settimana. Ogni giorno è buono per scrivere, per leggere, per studiare, per essere felice o per avere un mood che tende al depressive.

Quando andavo a scuola forse sì. Forse allora lo odiavo anch'io il lunedì. A partire dal sabato pomeriggio fino alla domenica notte era una pacchia continua.
Il sabato pomeriggio, dopo pranzo, mi guardavo Amici. Non è lo stesso Amici che c'è adesso, quello delle nuove generazioni. Era un Amici diverso, ma sempre condotto dalla veneratissima e reverendissima Maria de Filippi. Una Maria ancor più fredda e mascolina di come la conosciamo oggi. Si sedeva, non ricordo più se su uno scalino o su una sedia, e da lì stuzzicava senza mai scomporsi la platea di teen-agers per farli infervorare su un qualsivoglia argomento.

Anch'io, sentendoli, ne approfittavo per avanzare pretese con i miei genitori sull'orario di rientro a casa o su qualche altro problema adolescenziale. Molti rientravano tardi. E io no. Molti andavano in discoteca. E io no. Molti fumavano. E io no.

Poi, crescendo, mi sono resa conto che rientrare tardi, sì, fa piacere, ma andare in discoteca no. E' una trappola per topi. E fumare mi intossica, non ci riesco proprio.


Ma il sabato, sì, lo ammetto, allora era più bello del lunedì, quando suonava la sveglia e non c'erano scuse dopo un'intera domenica di pacchia.

Sapete che vi dico? Vorrei poter lavorare stabilmente anch'io, per tornare ad odiare, com'è sacrosanto che sia, il lunedì.


lunedì 4 maggio 2015

Tutti i bambini sono Royal Baby




E' nata la nuova Royal Baby.

Charlotte Elizabeth Diana, che se viene in Sardegna e non dice il cognome pensano che Diana sia il cognome perché un cognome dovrà pur avercelo!

Di sicuro Camilla sta rosicando perché non l'hanno chiamata Charlotte Elizabeth Diana Camilla. Tre nomi per una sola Royal Baby perché non c'è due senza tre e due parevano troppo pochi ma quattro invece erano troppi.

Che poi, a pensarci bene, tutti i bambini in fondo sono un po' Royal Baby. Royal Baby anonimi, ma pur sempre Royal Baby sono.

Arrivano all'improvviso e sembra che sia arrivato il Messia in ogni casa, reale o meno, e piovono lacrime di commozione come se non ci fosse un domani per piangere in altre occasioni.

Anche i più cinici davanti all'arrivo di un pupattolo si addolciscono e si fanno stravolgere la vita da un esserino rosa e morbido che ancora non parla ma fa casino per venti.

Si cominciano a comprare scorte di pannolini per il reale culetto e si allestisce la reale culla, e si scartano regali a fiumi manco fossero dieci Natali assieme. Si fanno giri di telefonate e messaggi che così tante manco Carlo d'Inghilterra ne ha fatto, perché dopo due minuti lo sapevano già tutti in mondovisione.
Chissà chi le cambierà i pannolini, se i genitori faranno a turno o se invece non sapranno mai che odore ha la royal cacca per non indisporre le reali narici.

Ma più di tutto, c'è una cosa che voglio sottolineare. Anche le mamme dei Royal Baby anonimi sono bellissime quando tornano a casa felici con la loro creaturina in braccio.

Anche loro sono principesse, ma anonime.



giovedì 16 aprile 2015

Sospensione per un like. Quanto pesano i social network oggi?




Antefatto: Fabio Tortosa, come sanno tutti, scrive su Facebook "Tornerei alla Diaz mille volte". Antonio Adornato mette un "mi piace" al suddetto post

Fatto: Fabio Tortosa e Antonio Adornato sono sospesi dal servizio

Tralasciamo la vicenda che sta dietro al post. E' già stata dibattuta abbastanza nelle sedi opportune.

Non è di questo che vorrei parlare, ma del fatto che penso urga una regolamentazione seria in materia di utilizzo dei social network. 

In Cina i principali social network sono stati oscurati già da anni. In Italia no, sinora. Si è scelta la strada della libertà di espressione, che poi altro non è che la strada indicata dalla nostra Costituzione (art 21: tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione). 

Ovvio che, come tutti ben sanno, esistano dei limiti anche alla libertà di espressione.
Alcuni derivano direttamente dalla professione che si svolge, altri dal comune buonsenso. Come mi hanno insegnato sin dalle elementari, "La mia libertà finisce dove comincia quella degli altri".

La questione che mi sono posta partendo dal mi piace di Adornato e da lì spostandomi ad un raggio più ampio è "Come valutare un like su Facebook all'interno del principio della libertà di espressione?".
E' possibile dare un significato univoco ad un gesto semplice come un click su Internet?
Chi può sapere con certezza quale sia il significato sotteso a quel gesto?

Mi è capitato di assistere a uno scambio di battute, proprio sui social network, che trovo attinente e chiarificatore del concetto.
Si discuteva sull'opportunità o meno di mettere mi piace ad un post che annunciava la morte di un uomo. Sentendosi aggrediti, alcuni in quel caso hanno risposto candidamente "Io metto mi piace solamente per segnalare di aver letto", o ancora "Il tasto non mi piace non c'è", o ancora "Io ho cliccato mi piace inavvertitamente".
Aggiungo io un'ulteriore scusante. Ci sono anche persone che permettono ai propri familiari o congiunti di connettersi dal proprio profilo. Ingenuamente direi. D'ora in poi questo gesto dovrà essere considerato alla stessa stregua del far guidare la propria auto a chiunque o del prestare un'arma.

Penso inoltre a chi, navigando su Internet, esprime pensieri ad alta voce quali "Lo ammazzerei, lo brucerei, lo riempirei di colpi" conditi con epiteti spesso molto coloriti. 
Scrivere una frase di questo tipo equivale a minaccia o ad un piano criminoso che si potrebbe davvero voler portare a compimento e come tale lo scrivente dovrebbe essere perseguito?

La questione è molto spinosa. I social network potrebbero diventare persino elementi di prova per i tribunali di questo passo, ma l'italiano medio ancora non se n'è accorto.

Le leggi provvedano a regolamentare l'utilizzo dei social quanto prima, o i Tribunali nel tempo si troveranno sommersi da una valanga di procedimenti a carico di navigatori poco accorti e superficialoni difficile da gestire. Voi che ne pensate?  







sabato 10 gennaio 2015

Twitter: democratico e dittatoriale insieme












Non ci avevo mai riflettuto sul fatto che twitter abbia effettivamente una doppia faccia. E’ uno strumento democratico e dittatoriale insieme.
E’ democratico perché potenzialmente i post che ciascun utente pubblica su twitter possono essere letti da chiunque. Basta saper usare sapientemente gli hashtag (ossia i cancelletti) perché chiunque ricerchi il termine utilizzato possa visualizzare ciò che scrivi. Accade quindi che pensieri di perfetti sconosciuti possano essere letti da persone invece conosciutissime. Tutto ciò dà in qualche modo l’illusione di poter partecipare ad un dibattito avente un numero infinito di possibili interlocutori.
E alcune volte è vero.
Se ciò che scrivi è interessante il tuo cinguettio viene ascoltato realmente da molti. Ciò avviene anche se ciò che scrivi è sconvolgente o se ciò che scrivi è offensivo. E persino se è profondamente stupido. Tutto ciò è davvero democratico.
Ma veniamo al punto dolente. Il trend topic.
Se non capite una parola d’inglese, lasciate ogni speranza voi che entrate (su twitter). La terminologia base di twitter è inglese. Trend topic significa argomento che fa tendenza. Un esempio su tutti: #jesuischarlie.
Chiunque abbia lanciato l’hashtag #jesuischarlie ha riscosso un grande successo decretato dal popolo della rete. Chiunque abbia usato twitter ha scritto #jesuischarlie in queste ore, per essere ascoltato da un grande numero di persone.
Il rischio qual è? Che la gente inizi a ragionare per trend topic. Tutti scrivono #jesuischarlie. Per essere ascoltato e per identificarmi con la maggioranza degli utenti, lo scrivo anch’io. Altrimenti non mi ascoltano. E io magari avrei voluto chiamarlo #aborroilterrorismodiqualsiasinazionalitàsia, ma nessuno avrebbe letto. La creatività rischia di venir meno.
E si creano situazioni abominevoli, quali la discriminazione sulla base di trend topic. Mentre provavo a spiegare il mio punto di vista su Charlie mi è stato risposto che non potevo provare a comprendere i musulmani, perché “non si è visto un solo musulmano che abbia avuto il coraggio di scrivere #jesuischarlie”. Come se chi scrivesse #jesuischarlie fosse da una parte della barricata, e chi non lo scrive fosse dall’altra.
Ebbene, io sono contro le discriminazioni in base alle idee. Sono per la libertà unita al rispetto.
Sono contro la reclusione di un’idea in uno spazio ristretto di non ricordo quanti caratteri.
Twitter lo uso solo per gettare da qualche parte i miei post, come farei con una bottiglia in mezzo al mare.
Ma non facciamoci intrappolare dalla dittatura della maggioranza, del dover dire qualcosa “perché anche gli altri dicono così”.
Apriamo la mente.
Riprendendo un’idea Benniana dal libro “Elianto”, non siate maggioranza!

venerdì 9 gennaio 2015

Perché Charlie ha fatto una brutta fine?





















C’è chi si è fatto una bella domanda su Charlie.
“Dov’erano gli integerrimi Voltairiani quando Luttazzi fu sbattuto fuori da Rai e La7?
E quando in Francia a Dieudonne' venivano bloccati gli spettacoli meno di 2 anni fa?”
Risposta.
Gli integerrimi voltairiani fuori dai trattati filosofici non possono esistere perché alla libertà non antepongono il rispetto!
Che libertà è la loro? Libertà di dire quello che vuoi, ma se non rispetti è una libertà che rende libero te e schiavi gli altri!
Ecco perché sono convinta che le nostre democrazie siano più da Marchese del Grillo che da Charlie! Non solo in Italia, ma nella stessa Francia è così! Anche i francesi che portano il cartello “JE SUIS CHARLIE” si fregiano di essere liberali ma checché ne dicano neanche loro sono tanto Charlie come vogliono far credere!
Tutti gli ipocriti del mondo oggi vogliono fare a gara a chi fa più finta di essere Charlie, ma Charlie purtroppo ha fatto una brutta fine.
Ed è davvero dura dirlo, ma perché l’ha fatta?
Io rivendico il diritto di dire che forse Charlie (che non era una persona ma un giornale che voglio volontariamente umanizzare per render meglio l’idea), ha fatto una brutta fine perché non ha rispettato!
Si è preoccupato solo di essere libero, dimenticando che non esiste solo la cultura francese!
Esistono tante altre culture in ciascuno Stato e tanti altri mondi in ciascun cervello. Di questo Charlie non ha tenuto conto. Ha fatto un errore che ha tanto di umano e forse proprio per questo lo amiamo tutti.
Ha voluto pensare solo alla SUA LIBERTA’! E a me dispiace tremendamente, ma questo deve essere un insegnamento che, se solo ci riuscissimo, dovremmo interpretare esattamente all’opposto rispetto a come lo stiamo interpretando, ossia non dovremmo pensare ad essere liberi e basta, ma ad essere liberi rispettando!
Se Charlie avesse rispettato le culture che non lo convincevano tanto con ancor più forza di quanto rispettasse la sua, probabilmente a quest’ora sarebbe ancora vivo!
Applichiamo il ragionamento su grande scala.
Se oggi, anziché imparare dalla morte di Charlie, cominciamo a seguire Salvini e Le Pen, a forza di ignorare le altre culture creperemo tutti!
I WANT YOU!
Una risata vi seppellirà.

In Italia non c’è nessuno Charlie




Durante tutta la giornata di ieri mi sono arrovellata e sentita in colpa per il fatto di non riuscire a scrivere “Io sono Charlie”.
Ho pensato “Forse sono troppo dura se non riesco a farmi trasportare da questo sentimento popolare che sta unendo il mondo intero”.
Ne ho discusso, ci ho pensato prima di addormentarmi e mi sono svegliata con un perché. Ho trovato motivazioni personali e motivazioni al di fuori di me.
Personalmente, non riesco a scrivere io sono Charlie perché se penso alla libertà mi viene prima da pensare al concetto di rispetto e in un momento immediatamente successivo mi viene da anteporlo al concetto di libertà. Dite pure che non è umano rispettare tutto e tutti e che di sicuro non lo faccio nemmeno io perché è sicuramente vero, dite pure che è un retaggio del Cattolicesimo o più ancora del Vaticanesimo perché anche questo credo sia altrettanto vero, ma è inutile che mi faccia prendere dai sensi di colpa (anch’essi retaggio di derivazione ecclesiastica, probabilmente), io quelle vignette, per rispetto alle religioni, non le avrei mai disegnate. Questa è la mia motivazione personale.
Ora passo alle motivazioni che ho trovato al di fuori di me stessa. Ancora non riesco ad essere Charlie, mi dispiace tanto di non riuscire a tenere un cartello che ora tutti nel mondo tengono in mano, ma a mio parere in Italia molti che lo tengono sono ipocriti!
Mi sono sbellicata dalle risate, ieri, nel vedere come alla trasmissione Agorà Gasparri e altri personaggi si spremessero le meningi per apparire il più possibile libertari e fingersi Charlie. Non trovate che SCANNARSI in diretta mentre si cerca di difendere un diritto che va addirittura oltre la libertà di stampa ossia il diritto ad esprimere qualsiasi pensiero, che ci piaccia o meno, sia squisitamente ironico, grottesco e contraddittorio, nonché “lapalissianamente” (non so se questo avverbio esista) ipocrita?
Quando ha parlato Moni Ovadia, un altro omuncolo con gli occhi chiari che non so manco come si chiama, si stava contorcendo sulla sedia finché non ha preso parola per accusarlo di giustificare i terroristi! Un’accusa terribile, e solo perché Moni in soldoni aveva detto che se vivi in Paesi come l’Iraq e il Kuwait e appartieni a una generazione che ha visto per troppe volte video in cui gli occidentali uccidevano il sangue del tuo sangue, forse l’istinto di armarti, avendo anche un basso livello di istruzione, ti viene.
Io non ci trovo niente di trascendentale in ciò che ha detto Moni Ovadia. Sostengo da sempre che prima di dire che una cultura intera debba essere sterminata (e lo dicono molti in quest’Italia che vorrebbe definirsi Charlie) sia necessario provare a capirla, eppure un libero pensatore come Ovadia è stato accusato in diretta di giustificare il terrorismo! E quello sarebbe uno Charlie?
Ma quali Charlie? In Italia non ne vedo manco uno di Charlie! Stiamo cercando di fare nostro un concetto tipicamente francese di liberalismo che ancora in Italia non è passato manco di striscio! Non a caso, la frase “Non condivido le tue idee, ma darei la vita perché tu le possa esprimere” è del francese Voltaire. E lasciatemi dire che, a parte i filosofi, dubito che pure in Francia siano tutti così libertari e RISPETTOSI dell’altro. Perché alla fine, come la metti la metti, tutto riconduce nuovamente a quel concetto iniziale di rispetto.
In Italia non c’è ancora neanche uno Charlie.
Noi al posto di Charlie abbiamo, che so, Vauro, che non è che sia tutto questo grande esempio di “morirei perché tu possa esprimere la tua opinione e disegno quello che voglio anche se non ti piace”.
In Francia Charlie è nato, Charlie è morto e fra poco risorgerà, e scommetto che sarà ancora più pungente di prima.
Ma in Italia ancora, ve lo ripeto, non siamo pronti per essere Charlie.
A noi italiani per il momento, più che “Io sono Charlie”, ci rappresenta di più il Marchese del Grillo con “Io sono io, e voi non siete un cazzo!”.



Una risata vi seppellirà.

giovedì 8 gennaio 2015

Charlie e la libertà di stampa: cosa disegnerebbe oggi se fosse vivo?



Tra ieri e oggi tutti in Italia sono diventati Charlie ma vedo che stanno girando poche vignette con Dio, Padre e Spirito Santo che fanno… l’amore. Forse piacciono meno di altre?
A me personalmente non piacciono né quelle né quelle contro Maometto. Mi urtano nonostante io non sia cattolica praticante ne’ musulmana.
Non credo che la libertà di stampa sia uguale a libertà di offesa a cose troppo personali come il modo in cui ciascun essere umano può vivere la propria religiosità.
Certo, non si dovrebbe morire per delle vignette, ma io non sono Charlie perché non dedicherei la mia vita alla libera dissacrazione di religioni, monoteiste o politeiste che siano.
Esiste la libertà di stampa, ma esiste anche la denuncia per diffamazione che può arrivare quando si sfora offendendo i diritti altrui. Questo è un esempio a caso per dire che per me la libertà di stampa non si dovrebbe confondere con la libertà di scrivere o disegnare ciò che si vuole ignorando l’altro.
Le democrazie occidentali insegnano che non si può venir puniti per ciò che si pensa, ma a seconda di ciò che si dice esiste comunque un livello di responsabilità.
Nel caso di Charlie io la chiamerei responsabilità morale verso la pace e gli equilibri mondiali.
Quei giornalisti hanno rischiato tanto, consapevolmente, in nome di un diritto d’espressione che per me (sottolineo per me) non può coincidere con l’essere dissacranti.
Le conseguenze potevano essere previste e a volte bisognerebbe forse abdicare a un pizzico di libertà personale per non aggiungere odio a odio.
C’è già troppo odio fra i popoli. Servisse a qualcosa almeno… Ma non vedo buoni frutti dal gettare fango a destra e a manca.
Ciò detto, chiamatemi integralista islamica o cattolica. Non lo sono. Amo la libertà, e libertà per me vuol dire anche tenersi per sé i propri pensieri se questi hanno un certo livello di tossicità.
Esternare tutto non aiuta a sentirsi liberi.
Ad oggi quali sono i risultati prodotti da queste vignette? Odio e paura generalizzata anche per chi non aveva disegnato niente. Morti di ieri a cui si aggiungono morti di oggi.
E il punto non è che non si possa disegnare o scrivere per timore di offendere gli altri. Il punto è che si può disegnare o scrivere per lottare in nome di un’idea che dia buoni frutti, ma qual era l’idea positiva che Charlie voleva portare avanti?
In redazione erano quasi tutti atei. Ma un ateo vive forse meglio se ridicolizza chi crede in un Dio?
Forse la matita era sfuggita di mano anche a loro. La possibilità di avere successo, risonanza mondiale e di essere al centro di polemiche ripetute nel tempo può averli indotti a disegnare più di quanto loro stessi avrebbero voluto.
Forse se disegnare altro avesse dato loro la stessa risonanza avrebbero cambiato tematica, ma purtroppo oggigiorno, nelle nostre tanto vantate democrazie occidentali, per esser considerato da qualcuno devi saper sconvolgere.
Forse se avessero pensato che oggi una donna del calibro di Marine Le Pen avrebbe strumentalizzato la vicenda per invocare l’introduzione della pena di morte, sono convinta che non avrebbero scritto “il Corano è una merda” e non avrebbero disegnato tanto altro.
L’odio genera odio. Persino una matita può ferire.
Povero Charlie. Charlie ormai è morto e non si potrà tornare indietro.
Forse però si può ancora disinnescare questa catena d’odio, in nome di un incauto Charlie, forse troppo irriverente per questa polveriera che è il nostro mondo. Forse. Troppi forse. 

lunedì 22 dicembre 2014

I bambini che fanno le foto al prezzo dei giocattoli mi fanno paura




Succede anche questo. Ho visto con i miei occhi due bambini che osservavano un giocattolo passandolo ai raggi x e facendogli le foto da ogni angolazione. Dicevano a voce alta “Ora foto al prezzo!”.
Diabolici. Si stanno facendo semplicemente diabolici.
Il 25 potranno usare quelle foto contro i loro genitori. Mi hai comprato questo che costa questa cifra, mentre questo ne costava quest’altra. Hai speso troppo poco, oppure hai speso troppo per una cosa che non volevo.
Toglie poesia al Natale, un telefonino puntato sui giocattoli. Non possono credere a Babbo Natale dei bambini così “avanti”.
Alla loro età io non ci pensavo per niente ai prezzi. Manco sapevo che esistessero i soldi! I regali per me li portava solo e soltanto Babbo Natale e qualsiasi cosa era bene accetta.
Invece ora possono fare da Babbi Natale loro perché sanno bene cosa voglia dire fare acquisti. Non hanno bisogno che nessuno porti loro niente perché hanno tutto, tranne un po’ di sana ingenuità che li faccia diventare bambini veri!

giovedì 18 dicembre 2014

LA BORIA DI CERTI INTERNAUTI

Trovo che certi internauti (non tutti, per carità), siano davvero troppo boriosi.
Mi sono chiesta il perché. Forse perché le persone tanto insicure, che normalmente non avrebbero il coraggio di spiccicare parola con persone sconosciute, trovano in Internet un rifugio sicuro.
In particolare i democraticissimi social network sono aperti a tutti e ciascuno può dire la sua. Molto bello, certo, ma tutto ciò rischia di diventare la culla della maleducazione più becera per chi non riesce ad astrarre e a percepire che al di là dello schermo ci sono altri esseri umani!
Non è come dici, è come dico io, io sono il più figo, ai miei follower non ci arriverai mai, sono figo/a perché ho molti mi piace, tutti vorrebbero esser come me, sei ignorante, hai dimenticato una virgola qua e un punto là.


Consentitemi di riderne alla Muttley.
Dovrebbero istituire un galateo informatico obbligatorio.
Prendetevi un po’ meno sul serio che c’è spazio per tutti!

martedì 25 novembre 2014

Sulla giornata internazionale contro la violenza sulle donne

25 Novembre. Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Anno 2014 e ancora c'è bisogno di indire queste giornate per sensibilizzare sulla tematica delle violenze di genere. Un bisogno via via più forte, oltretutto.

C'è qualcosa che davvero non funziona nella società in cui viviamo, che esercita effetti devastanti sulle pieghe più recondite dell'animo umano.
Forse un desiderio sempre più forte e malato di possesso in un mondo in cui bisogna avere e apparire per stare al centro. 

Forse una difficoltà di certi "uomini" (virgoletto di proposito la parola uomini perché si potrebbe ragionevolmente dubitare del fatto che lo siano) ad accettare che le donne non abbiano necessariamente bisogno di loro per stare bene al mondo. 

Forse il fatto che quando questi "uomini" non riescono a prevaricare sul piano psicologico, resti loro solo la prevaricazione sul piano fisico. 

O ancora, il fatto di non trovare il coraggio di chiudere una relazione semplicemente spiegandolo a parole o, al contrario, di non accettare che una donna possa decidere di interrompere una relazione per qualsivoglia motivo. 

Sono tante le ragioni che, stando ai fatti di cronaca, portano un uomo ad usare violenza contro una donna. In ogni storia c'è una debolezza intrinseca del carnefice e un ridicolo tentativo di camuffare la debolezza sotto la coltre spessa di un atto di forza. 

Le donne non sempre chiedono aiuto, vuoi per paura, vuoi per il fatto che è difficile presagire che un uomo fino a quel momento apparentemente equilibrato possa trasformarsi in un assassino. 

E' necessario non isolarsi e non vergognarsi di ciò che sta accadendo, ma più di tutto è necessario far sì che queste donne mai e poi mai possano sentirsi abbandonate dalle istituzioni e dalle forze dell'ordine. 
E' impensabile che donne già vittime di stalking o ancor peggio già vittime di violenza siano lasciate sole nelle mani di un potenziale assassino. Perché questo i casi di cronaca insegnano: spesso ripetute denunce rimangono inascoltate finché non accade l'irreparabile. 
Nella maggior parte dei casi la violenza più estrema è solo l'ultimo atto di una serie di violenze perpetrate nel tempo ma per la legge non abbastanza gravi da garantire punizioni severe a tutela della vittima. 
Di questo lo Stato si ritenga gravemente responsabile se non si agisce dal punto di vista normativo. E non fra qualche anno, ma SUBITO.




giovedì 10 luglio 2014

Ma che ce frega, ma che ce importa! Tanto i droni volano più in là

La questione Israelo-Palestinese non avrà mai fine fintanto che l'Occidente (Stati Uniti in primis) non smetteranno di sostenere economicamente Israele, Stato nato nel '48 come regalo ai sionisti. È come se all'interno della Sardegna nascesse, che so, uno Stato tedesco foraggiato da altri Paesi Europei, fatto di ricchi in mezzo a poveri, e i nuovi arrivati strappassero giorno dopo giorno le nostre terre e con la morte di pochi dei loro come pretesto, sterminassero uomini, donne, vecchi e bambini. Troppo difficile fare uno sforzo d'astrazione o provare un po' di empatia? Troppo difficile, perché molti schiavi del sistema anelano alla costruzione di droni in terra nostra fintanto che non li usano contro di noi. Finché non si viene colpiti o feriti direttamente chi se ne frega del resto del mondo! E poi ci sono anche i mondiali di calcio! Chi se ne frega se il mondo piange! Restiamo indifferenti a tutto, nella tranquillità delle nostre case, tanto la tv e il cellulare funzionano ancora quindi tutto va bene 

giovedì 26 giugno 2014

Mario Biondo: il Balotelli

Dopo Mario Biondi, ora abbiamo anche Mario Biondo.

Quale Mario?

Naturalmente Super Mario, il Mario della nazionale che tanto super stavolta non è stato, assieme a tutti gli altri.
Non lo dico per biasimarlo: non è un reato non essere super. E' così. E' un dato di fatto. Si vince e si perde. Vale per Mario come per tutti.

Oggi Mario si è fatto biondo perché nero l'avevano già fatto giornalisti e tifosi. Non parlo del colore della pelle, ma degli attacchi subiti e delle attenzioni mediatiche a cui è sottoposto.

Ancora una volta, attraverso i media, Mario ha toccato l'argomento RAZZISMO. Argomento scomodo, ma d'altronde scomodo, lui lo è sempre stato. Troppo irruento, troppo donnaiolo, troppo nervoso, troppo tutto.
Quando gioca bene, tutti ad osannarlo. Quando sbaglia, tutti a scavargli la fossa.

"Forse, come dite voi, non sono italiano. Gli africani non scaricherebbero mai un loro fratello. Mai. In questo, noi negri, come li chiamate voi, siamo anni luce avanti. VERGOGNA non è sbagliare un gol o correre di meno o di più".

Nel suo sfogo generalizza, Mario, ma una volta tanto riesco a comprenderlo.

Si sente solo, solo contro un Paese di bianchi che si aspettava troppo da lui. Molti credevano che da solo avrebbe potuto essere il Deus Ex Machina di tutto, dimenticando che la squadra non è un singolo uomo.

Lo comprendo perché la rabbia non fa ragionare, quando si è troppo spontanei.

Vogliono te, Mario. Vogliono te i giornali e le televisioni. Vogliono la tua vita pubblica e quella privata. Pare che tu non debba essere un calciatore qualunque, pare che non vogliano tutelare la tua privacy.

Ma tu non ci stai, perché con nessuna squadra hai firmato un contratto di vendita della TUA STESSA VITA. Gridalo al mondo che non sei carne da macello. Ribellati, e nella ribellione dai il meglio di te. La gente ti ama o ti odia, ma tu non vivi per loro.



mercoledì 18 giugno 2014

Di cosa parlo oggi?

Di niente. Ma perché dobbiamo per forza parlare di qualcosa per comunicare con il mondo? 
Io trovo sia interessante anche parlare di niente ogni tanto. Per esempio, oggi, non ho voglia di niente. E' importante il niente.
Hanno il loro valore, il nulla, il silenzio e il niente nel bel mezzo del caos in cui viviamo. 
Io ho la fortuna di vivere in una quieta isola in cui certi rumori che altrove valgono niente, si sentono ancora. Per esempio il canto di un gallo lontano, che sveglia chissà chi chissà dove; le onde che lambiscono la riva; gli uccellini che cinguettano sugli alberi. Altrove sono niente, solo perché nessuno li sente. 
Dunque non è vero che tutto ciò che nessuno sente, tutto ciò che nessuno scrive o che nessuno dice, non conta. 
Ci sono tante cose che nessuno dice, e avrebbero ben più valore di tutto quello che i giornali, le tv, la gente stradice, straurla e ci strasbatte in faccia. 
Quando sentiremo tutto il niente per lungo tempo trattenuto, quel giorno sarà un gran bel giorno!